domenica 13 maggio 2018

Masochisti fino all'ultimo

Il desiderio estremo della sofferenza
Masochisti fino all'ultimo

Masochismo. Anomalia psichica che riguarda sia la sessualità, con il bisogno di associare il piacere a condizioni di sofferenza fisica e di mortificazione, sia un tratto del carattere proprio delle persone che ricercano maltrattamenti e umiliazioni. 

Questa è la definizione che la Treccani dà del masochismo. Mi son sempre chiesta fino a che punto un essere umano può spingersi, nella sua ricerca di questa sofferenza fisica, di queste forme di mortificazione; fino a che punto si possa spingere con maltrattamenti e umiliazioni. Potrebbe arrivare al maltrattamento estremo, a farsi così maltrattare da desiderare la morte. Potrebbe, per contro, ricercare proprio la morte? 
Purtroppo, la risposta a queste domande è sì. Potrebbe farlo. E i casi che vi voglio presentare riguardano due persone dei nostri tempi, un uomo e una donna, che hanno cercato in tutti i modi di soddisfare il loro estremo bisogno di sofferenza, fino ad arrivare alla privazione della loro stessa vita.
Il 13 ottobre 1996 una donna di 35 anni, Sharon Lopatka, lasciò la sua casa di Hampstead, Maryland, per recarsi in Georgia a far visita ad alcuni amici, ma una settimana dopo la partenza della donna, suo marito Victor scoprì nel computer della donna alcune email particolarmente significative, da cui emerse una verità sconvolgente: Sharon non era affatto andata in Georgia, ma aveva un appuntamento con qualcuno a Lenoir, nella Carolina del Nord. 
Così partirono le ricerche per ritrovare la donna, e il 25 ottobre 1996 quel che restava di Sharon venne ritrovato a poca distanza dalla casa della persona che era andata a visitare. Il cadavere in avanzato stato di putrefazione di Sharon aveva mani e piedi legati con una corda, e una corda di nylon era stretta attorno al suo collo. Il medico legale stabilì che Sharon morì di morte violenta, per strangolamento… e la morte violenta era esattamente quanto Sharon aveva desiderato, e quanto era andata a cercare a Lenoir. 
Sharon, prima di sparire, aveva svolto diversi lavoretti: si era offerta, attraverso internet, come traduttrice di testi, aveva fatto consulti telefonici per dare sostegno psicologico online, si era improvvisata cartomante e leggeva le carte a ignari utenti dietro il monitor e alla fine, vedendo nuove possibilità di guadagno, iniziò a fare pubblicità per video pornografici. 

Il film ispirato al caso Glass-Lopatka
Sotto lo pseudonimo di Nancy Carlson, Sharon pubblicizzò diversi video, tutti con lo stesso denominatore: giovani donne narcotizzate, picchiate e quindi stuprate. La mente di Sharon iniziò a vagare, la donna si iscrisse a vari siti internet per feticisti, giungendo a mettere in vendita la propria biancheria intima usata… entrò in contatto con varie persone che condividevano i suoi interessi non convenzionali, e in diverse chatroom hardcore a tema pornografico, trovò numerosi interlocutori che condividevano i loro interessi in necrofilia, bondage, feticci e sadomasochismo. 
Questo tipo di internet divenne ben presto una vera e propria droga per Sharon, che cambiando diversi nickname, per garantirsi l’anonimato e la possibilità di perseguire le sue fantasie malate e insolite, iniziò a sprofondare sempre più in un baratro senza fine. Era interessata soprattutto al dolore fisico, non attivo, ma passivo. E questa cosa la ossessionò a tal punto che il 3 novembre 1996 postò un messaggio, in cui si diceva interessata, affascinata, dalle torture, e che le sarebbe piaciuto essere torturata fino alla morte. In molti messaggi la donna si spinse ben oltre il consentito, affermando con sicurezza che voleva esser “torturata e uccisa”. Addirittura, contattò diversi uomini che bazzicavano in questi siti, chiedendo loro di esaudire il suo desiderio, ma questi, fortunatamente, si tirarono indietro non appena scoprirono che la volontà di Sharon era veramente quella di essere torturata fino a morire. La sua mente perversa era troppo, anche per loro. Ma non per tutti. E Sharon trovò un uomo disposto a darle esattamente quello che desiderava. Bobby Glass.

Sharon Lopatka
Bobby e Sharon iniziarono a mandarsi infinite email, in cui la donna gli chiedeva di aiutarla a realizzare la sua fantasia, e l’uomo le aveva risposto, descrivendole nei minimi dettagli come aveva intenzione di realizzare il suo desiderio. La corrispondenza e-mail tra i due durò diversi mesi: si stima che possano essere state scambiate qualcosa come 900 email. La mattina del 13 ottobre 1996, Sharon raggiunse Bobby, e da questo momento, la donna sparisce, letteralmente. 
Come abbiamo visto, è grazie alle ricerche del marito di Sharon che si individua il luogo in cui la donna potrebbe essere, e le email che vengono trovate nel PC di Sharon sono la prova del collegamento tra Sharon e Bobby Glass. 
Il 25 ottobre (12 giorni dopo la scomparsa di Sharon) la polizia si reca presso l’abitazione di Bobby Glass, e inizia a perquisire i dintorni, focalizzandosi soprattutto interessati soprattutto sul rimorchio-roulotte turchese dell’uomo, e al suo interno, in mezzo allo sporco e al disordine, a resti di spinelli, oggettistica pornografica, corde, catene, maschere di lattice, video di pedopornografia e molti oggetti che testimoniano l’inequivocabile passione di Bobby per il bondage e il sadomasochismo, la polizia trova anche una pistola, che l’uomo detiene regolarmente. Bobby appare alquanto irrequieto, mentre la polizia setaccia il suo giardino, e alla fine, a poca distanza dal rimorchio, sotto un tumulo di terreno fresco smosso da poco, viene rinvenuto ciò che resta del cadavere di Sharon Lopatka. 
Bobby è stato interrogato a lungo per cercare di scoprire cosa l’ha portato ad assassinare Sharon, e si scopre che in fondo quell’uomo è colpevole, ma fino a un certo punto. Bobby racconta che per diversi giorni, lui e la donna hanno dato libero sfogo alle loro perverse fantasie sessuali, fatte di violenze e sevizie. Confessa che Sharon gli ha chiesto più volte di esser picchiata, con più forza. Gli ha chiesto di spegnerle le sigarette accese sul corpo, e numerosi segni si bruciature vengono effettivamente ritrovati sul cadavere della donna. Bobby dice che Sharon gli diede il permesso, per non dire che glielo chiese esplicitamente, di essere legata stretta con una corda, e che gli ha anche detto di stringerla sempre di più, fino a soffocarla, in modo da farle provare più piacere. Bobby ha anche cercato di allentare il nodo al collo della donna, nonostante lei, tra i rantoli, gli intimasse di stringere di più… ma alla fine, la corda attorno al collo di Sharon era effettivamente troppo stretta, e la donna era morta per asfissia.

Bobby Glass
Bobby venne accusato di omicidio colposo: l’uomo si difese fino all’ultimo, affermando che era stata Sharon a pregarlo di stringere quella corda fino a ucciderla, e che lui aveva tentato fino all’ultimo di allentare il nodo alla corda, senza però riuscirci. Sperava così di evitare la condanna per omicidio volontario, ma quando vennero ritrovate altre email tra Sharon e Bobby, in cui la donna dichiarava di voler soddisfare Bobby appositamente per essere torturata e uccisa, la sconvolgente verità venne a galla. In una di queste email, Bobby, con lo pseudonimo di “Slowhand”, forniva alla donna accurate spiegazioni di come avrebbe fatto a ucciderla, spiegando con precisione in che modo la corda sarebbe stata stretta al suo collo, in modo da provocare una lenta ma inesorabile asfissia... Furono queste ultime mail a dimostrare che la morte di Sharon è stata premeditata. Bobby così venne accusato di omicidio di primo grado e di sfruttamento sessuale di minori. Venne condannato a 4 anni e 5 mesi di carcere per l’omicidio colposo di Sharon Lopatka e ad altri 2 anni e 2 mesi per il possesso di materiale pedopornografico. Fu mandato all’Avery-Mitchell Correctional Institution in North Carolina, dove morì, il 20 febbraio 2002, per un attacco di cuore. Ciò che rende il caso Lopatka eccezionale è che Sharon cercò appositamente un uomo, su internet, non con l’intenzione di trovare un partner per giochi sessuali estremi, ma con il desiderio di soffire fino a morire. Sharon era una masochista suicida. Perversioni sessuali che portano alla morte… 
...E poi, c’è il caso di Armin Meiwes, meglio noto come il cannibale di Rotenburg.

Il film ispirato al caso Meiwes-Brandes
Armin crebbe in una famiglia che non lo amò mai: la madre si è sposata tre volte ed è severa e autoritaria, fin troppo. Il padre, un poliziotto, un giorno se ne va di casa e non torna più. Armin cresce senza amici, e ben presto, per ovviare alla solitudine, inventa un amico immaginario che si chiama Frank. Armin affoga la solitudine nella lettura, divora libri su libri. La sua storia preferita, per la quale sviluppa una vera ossessione, è Hansel e Gretel: gli piace l’idea che il piccolo Hansel debba essere ingrassato per essere mangiato dalla strega.
Nel 1999 muore sua madre, e Armin è finalmente libero. Si interessa di informatica, diventa un esperto tecnico dei computer e passa sempre più notti su internet. Naviga ovunque, e col tempo sviluppa un insano interesse per la tortura: cerca ovunque immagini di crimini, corpi smembrati, fatti a pezzi, video di torture. In una chatroom incontra persone che, come lui, hanno queste stesse passioni. Si meraviglia di quanta gente possa condividere queste ossessioni. E alla fine, trova il suo paradiso. Si registra in un forum tedesco, estremo, The Cannibal Cafè, con il nome dell’amico immaginario che non l’ha mai lasciato, Frank, e qui inizia a parlare con altra gente che, in quel forum, postano richieste dal forte contenuto sessuale, antropofago e parlano tranquillamente di vorarefilia.
Ed è qui che Frank/Armin lancia l’amo con un bella e succulenta esca: "Cerco ragazzo ben fatto tra i 18 e i 30 anni per essere macellato ed essere divorato da me. Farò di voi succulenti impanati e gustose bistecche".
Sono tanti, davvero tanti, quelli che rispondono all’annuncio. Molti, a dire il vero, si tirando indietro quando vedono l’attrezzatura da macellazione. E Meiwes passa alla “vittima” successiva. Attenzione, però: Meiwes non è un violento, non è un sadico. Non cerca qualcuno da distruggere fisicamente, ma qualcuno che voglia realmente donargli la propria carne, qualcuno che voglia davvero farsi divorare.

Bernd Jürgen Brandes
Alla fine, dopo tante persone che dapprima provano ma poi si tirano indietro, trova chi sta cercando. Bernd-Juergen Brandes, un ingegnere elettronico di Berlino, 43 anni, omosessuale, masochista, autolesionista e dedito alla coprofagia. Bernd-Juergen scrive a Armin: "Ti offro la possibilità di mangiarmi vivo. Se davvero lo vuoi sarò la tua vittima".
Brandes e Meiwes iniziano una fitta corrispondenza di email, si scambiano foto di nudo, messaggi dal forte contenuto sessuale, fantasie erotiche ai limiti della follia, e alla fine decidono di passare ai fatti. Il 9 marzo 2001 Brandes raggiunge Meiwes, vanno a casa di lui, e qui fanno sesso.
Inizialmente Meiwes non riesce a soddisfare Brandes: ci mette troppa poca violenza, e l’uomo glielo fa notare. Meiwes sfoga su Brandes tutti i suoi istinti più depravati, e alla fine capisce che ha, tra le mani, la persona giusta. Morde, picchia, frusta il compagno, e questi, al culmine del piacere, non fa altro che ripetergli di aumentare l’intensità delle frustate.
Sarà un rapporto violento, e alla fine Brandes dà il via libera a Meiwes: “Quando vuoi puoi farlo! Puoi mangiarmi vivo".
Ed è allora che parte la follia. Fanno ancora sesso e decidono di riprendere tutto con una videocamera. Il video, che in seguito verrà mostrato in tribunale come prova dei fatti, è così drammatico e violento che più di un giurato del tribunale si è sentito male, nel guardarlo. Come può un essere umano sopportare, in silenzio, e anzi dimostrando addirittura eccitazione sessuale, di fronte alle terribili torture che gli vengono inflitte? Eppure Brandes lo fa. Per prima cosa, vuole che il suo pene venga strappato a morsi. Era una sua fantasia già da molto tempo, cosa che aveva chiesto anche a partner precedenti, che però si erano sempre tirati indietro. Non Armin, che addenta il membro del compagno e cerca di strapparlo, senza però riuscirci. Allora imbottisce Brandes di antidolorifici e calmanti e procede usando un coltello.
Brandes si lamenta, non per il dolore, ma perché il dolore stesso è durato troppo poco: solo trenta secondi, il tempo in cui Meiwes riesce a recidere il pene dell’amante. Poi, Brandes esprime una richiesta a Meiwes: cucinare il suo membro e cibarsene. Meiwes lo accontenta. Verso tarda notte, Brandes comincia a stare molto male. Perde molto sangue e le forze lo stanno abbandonando.
Meiwes gli prepara un bagno caldo, e lo mette nella vasca, mentre il sangue continua a scorrere. Brandes chiede di uscire dall'acqua ma perde i sensi. Alle due e mezza del mattino riprende conoscenza, per poco. Ormai la situazione sta precipitando, Meiwes ne è consapevole. Il video che sta ancora girando dimostra la sua preoccupazione: gira attorno al compagno, lo accarezza, lo bacia, non sa cosa fare, prende un coltello, lo posa, di nuovo lo prende e taglia la gola a Brandes.

Il suo desiderio di essere ucciso è stato esaudito, ma Meiwes non è ancora soddisfatto. Resta ancora un passaggio da fare. Deve macellare l’uomo, esattamente come fosse una mucca o un maiale.
Decapita Brandes, lo appende al soffitto della stanza che ha predisposto come mattatoio, quindi taglia il corpo del compagno nel senso della lunghezza, esponendo i visceri e li toglie. Divide la carne da mangiare in porzioni e le congela. Avrà carne per oltre un anno. Le descrizioni di come Meiwes cucinerà le varie parti di Brandes sono raccapriccianti, e ve le risparmio. Sappiate solo che a Meiwes la carne umana piacque: disse che ha un gusto di maiale, con sapore un po’ più amaro, ma tutto sommato gradevole.
Fortunatamente, anche questa storia ebbe un fine: sebbene la scomparsa di Brandes fosse stata denunciata dal compagno, nessuno lo collegò a Meiwes, fino a quando un giovane, adescato dal cannibale nella solita chatroom (Meiwes aveva ormai finito le scorte di carne umana e cercava nuove vittime da macellare), non dà l’allarme, consentendo che tutta la macabra storia venisse portata allo scoperto.
Così Meiwes venne arrestato, e le prove della sua colpevolezza erano tutte in quel video girato la notte in cui uccise, mangiò e fece a pezzi Brandes. Il problema è che in Germania non esiste il reato di cannibalismo, e Meiwes venne arrestato e condannato solo per omicidio, nonostante fosse stato appurato che, come nel caso di Sharon Lopatka, la vittima era non solo consenziente, ma addirittura avesse spinto l’assassino a ucciderla!
Il 30 gennaio 2004 Meiwes fu condannato in primo grado a otto anni di carcere per omicidio preterintenzionale, e due anni dopo arrivò la condanna all'ergastolo da parte di un tribunale di Francoforte per omicidio volontario.
Nel 2017 Armin venne rilasciato, in quanto la legge tedesca prevede, dopo 15 anni, la revisione degli ergastoli. Ed è diventato vegetariano. Fino a che punto può spingersi la follia umana nella ricerca, estrema, del piacere? Si può essere masochisti fino a desiderare, addirittura, di morire?

Armin Meiwes, il cannibale di Rohtenburg

7 commenti:

  1. Storie impressionanti che aprono davvero scenari sconosciuti a una mente "normale". Davvero incredibile immaginare che possano esistere persone con un desiderio di autolesionismo così spinto e vissuto come un "piacere".

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  2. La seconda storia mi era nota in quasi tutti i dettagli, ma la prima no. Non so quanto piacere avrebbe però fatto a Masoch, assai più misurato nella sua ricerca del dolore, vedere il suo nome associato a simili appetiti estremi.

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  3. Conoscevo entrambe le vicende,è incredibile cosa possa nascere nel chiuso delle menti umane.

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  4. Il secondo caso è famosissimo, specialmente per via di quel particolare della cena a base di salsicciotto che, non so voi, ma personalmente mi disturba parecchio...

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  5. Ecco. Sei riuscito a sconvolgere un mio comunissimo tranquillo lunedì di letture al pc e lume acceso. :)
    Ci sono diversi casi di cronaca riguardante il cannibalismo. Ho letteralmente adorato il magnifico intreccio de Il silenzio degli innocenti, ma lì il protagonista era pure un fine intellettuale.

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    1. Ah, guarda che io stavolta non c'entro nulla... ^__^

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  6. Bisognerebbe chiedersi quanto il contesto sociale pesa su queste condizioni psicologiche precarie, ci sarebbe uno studio infinito da fare su come l’uomo, reprimendo gli istinti a causa di diverse e molteplici variabili, arrivi a concepire le modalità più assurde pur di sentire qualcosa. Il punto mi appare sempre più chiaro:anche il desiderio della morte, per assurdo e per contrasto, diventa un modo per dimostrare a se stessi che si sta vivendo.

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