martedì 15 maggio 2018

L'impero dei sensi

Lasciate perdere Grey! Ecco..
L'impero dei sensi

Giappone 1936, i soldati si preparano ad andare in Manciuria per l'incidente del ponte di Marco Polo, una serva appena arrivata in questa casa buona di Tokyo scopre che il suo padrone gradisce approfittare delle giovani cameriere, pensando che delle occasionali prestazioni sessuali siano comprese nel compendio che elargisce alle giovani signorine. Per i servi questa cosa è abbastanza normale, nessuno se ne sconvolge più di tanto, e anzi molti escono dalle stanze o passano lì vicino evitando i due corpi avvinghiati come se stessero scansando un sacchetto posato sul pavimento.
Per essere un film del '76, non dichiaratamente porno (seppur molti lo han tacciato di esserlo), c'è tanta roba, tutta normale, niente di sconvolgente o particolarmente atletico, ma il sesso è presente in ogni parte, liberamente e serenamente condiviso, senza mai essere morboso o eccedere nel mostrare quel che succede in scena.
Il sesso è il vero potere, universale ed eternamente valido: l'amore è solo una delle sfaccettature del sesso, compreso il violento estraniamento a cui porta; i due protagonisti ne sono inizialmente conquistati, poi sempre più dipendenti, fino al finale tragiromantico.
La spirale discendente porta Sada (il nome sembrerebbe un chiaro e didascalico riferimento a Donatien-Alphonse-François de Sade, signore di Saumane, di La Coste e di Mazan, marchese e conte de Sade) e il povero Kichizo (vittima alla fine, ma carnefice fin dall'inizio) finiscono per superare il piacere, approdare nella fosca baia del dolore, dove tutto si fonde, di sperimenta, si deve andare oltre, per scoprire cosa riesce a far godere e cosa no: l'orgasmo diventa solo un pretesto per spingersi oltre, per tastare nuovi lidi, per spingere il proprio corpo oltre il limite, per scoprire fino a dove questo limite si può spingere.

Oggi ormai non turba né sconvolge più di tanto scoprire che è una storia vera, ma di certo alla fine della visione già una riflessione parte, e questo aggiunge un tassello enorme alla riflessione: fino a che punto si è disposti a spingersi per godere, per far godere il proprio partner.
Il film non è come le 50 sfumature (banale e molto visuale): qui il dolore c'è, si vede, si percepisce, è palpabile in ogni sguardo tra gli amanti, in ogni discorso che ognuno di loro fa con gli altri. Inutile dire chi comanda e chi è comandato: anch'esso chiaro e cristallino fin dalla prima scena dove sono solo loro due a riempire lo schermo; viviamo con loro la camera da letto, con qualche uscita fuori nel mondo esterno (un treno, un'altra camera da letto, i soldati in partenza per la Manciuria e nulla di più).

La storia è vera: l'originale Sada Abe fu condannata a 6 anni per l'assassinio del compagno di giochetti, ma ne scontò solo 4 per buona condotta e simpatia nei confronti della corte (la donna, durante il processo, accettò tutti i capi d’imputazione fra i quali omicidio e mutilazione, ma non l’accusa di essere una pervertita sessuale, fino a vincere la sua piccola battaglia facendosi visitare da un team di psichiatri che la dichiararono ninfomane e non hentai-seiyokusha). In Giappone il doppio suicidio d’amore (shinju) era tradizionalmente considerato un atto dall’alto valore estetico, ma Sada non ha mai pensato di morire; il doppio suicidio andava bene per la società giapponese, ma non per Sada, lei voleva solo agire.

Empedocle, Socrate, Platone e Freud sono i teorici (non i soli ma di certo i più famosi) di questo dualismo (philìa/neikos - eros/thanatos) che viene declinato a proprio piacimento in tutte le varie epoche storico-politiche: da dio primigenio che move il sole e l'altre stelle, fino a "semplice" sentimento tra due, o più, persone; passando per Humpty Dumpty carrolliano fino alla forza cosmica di Socrate; tutto questo perennemente in contrapposizione al caos, al disordine, alla morte, in una dicotomia che in occidente si è sempre cercato di rendere chiara e evidente, quasi come se ci fossero buoni e cattivi identificabili facilmente e che non potessero che rimanere in quella categorizzazione per sempre. Gli orientali, nello specifico i giapponesi, han sempre creduto, e continuano a credere, che questa dicotomia non esista, che lo ying e lo yang coesistano in ognuno di noi, che la manifestazione dell'uno e dell'altro possa avvenire in base allo stato d'animo e alla situazione del singolo, che non ci sia una chiara e specifica distinzione tra giusti e ingiusti, e in questa pellicola si percepisce l'assenza di giudizi morali e al contempo l'assenza di ogni giustificazione dei due (problema che ha portato il cinema americano soprattutto degli ultimi tempi, a partire da Shrek, a giustificare tutti i cattivi, facendoli diventare in fondo un po' meno cattivi, e se son cattivi la colpa non è di certo la loro).

Uscito in italia col titolo francese L'empire des senses (forse per il successo alla ventinovesima edizione del festival di Cannes) pesantemente mutilato, ottenne il giusto riconoscimento solo negli anni '90 con una VHS con titolo Ecco l'impero dei sensi, in una riedizione non censurata, (forse l'ecco dell'ultima versione è forse uno sfogo del distributore che quasi vuole dire "finalmente ve lo possiamo far vedere"); l'originale La corrida dei sensi ha molto più senso (senso dei sensi, tra il senso e il sensazionale) ma vabbé al solito in Italia non c'è mai stato un buon rapporto coi titoli, tranne per quelli di Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich. 

A proposito di registi, il buon Oshima muore nel 2013 povero e pazzo dopo anni di silenziosa malattia, dopo averci regalato il Furyo di Bowie e esser rimasto sempre fedele al racconto dell'eros in tutte le sue sfaccettature. Questo film ha tutte le caratteristiche del cinema giapponese classico: colori desaturati (come quelli dei quadri, erotici e non, della tradizione giapponese); regia semplice, quasi da teatro; sceneggiatura ridotta all'osso; pochi personaggi; scenografie curatissime e quasi sempre interne.
"Un corpo che, però, non smette mai di essere anche merce, fra lame e seta, fra amore e sesso, fra piacere e violenza."

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Poteva uno speciale come questo, anche in virtù dei suoi illustri predecessori, allontanarsi così tanto da uno dei suoi temi principali? No che non poteva.
Finora abbiamo infatti solo vagamente affrontato l'argomento cinema e, nel farlo, ci siamo in un certo senso quasi "dissociati" da esso, relegando Hellraiser ad una breve introduzione e ad un unico articolo nel quale ci siamo in verità soffermati più sull'aspetto letterario che altro.
Abbiamo invece già abbondantemente onorato il tema horror (l'altro dei temi "portanti" dello speciale), in particolar modo grazie all'articolo di due giorni fa che, per chi ancora non se ne fosse accorto, ha inteso sottolineare che non c'è horror più spaventoso di quello che ci offre la realtà.
Il post che avete appena letto segna invece il prepotente ritorno al cinema e quale titolo poteva meglio  sposarsi con "The Pleasure of Pain"?
Tra l'altro anni fa, in occasione della scomparsa di Nagisa Oshima, accennai al fatto che mi sarebbe piaciuto prima o poi affrontare "L'impero dei sensi" sul blog...
In cinque anni la mia proverbiale pigrizia non ha permesso che ciò accadesse ma, oggi, grazie all'amico Pietro Sidoti, posso finalmente dire che una lacuna è stata colmata.
Sì, forse è un metodo furbacchione quello di affidare ad altri lo svolgimento dei propri compiti, ma così è la vita. E comunque non è escluso che un giorno, magari tra cinque o dieci anni, possa firmare io stesso un pezzo sul film orientale forse più celebre della storia.
Anyway... Parlando di cinema ci terremo compagnia anche nei giorni a venire, grazie ad una serie di interessanti contributi offerti da un nuovo ventaglio di blogger. Hellraiser? No, non ancora. Quello semmai ce lo teniamo per il gran finale!

18 commenti:

  1. Ricordo molto bene quando l'Italia "riscoprì" questo film, da circa il 1989 compravo ogni mese "CIAK" e ricordo il proliferare di pubblicità della riedizione del film giapponese. La memoria non mi aiuta, ma non escluderei che per l'occasione sia stato anche proiettato in qualche coraggiosa sala.
    Comunque negli anni Sessanta il Giappone spaccava in Italia, sia dal punto di vista spy - James Bond, OSS117 e i loro cloni hanno almeno un'avventura nipponica, al cinema o in romanzo, tradotta in Italia - che da quello "erotico". Da "Le calde amanti di Kyoto" (nelle sale italiane dal 1964) a "I proibiti amori di Tokio" (1964), da "Sesso perduto" (1968) a "L'amaro giardino di Lesbo" (1969): credo che le censure de "L'impero dei sensi" siano dovute al fatto che i distributori non volevano relegarlo a film sexy (o supposti tali), come ce n'erano a iosa, bensì come film "impegnato". Mi riprometto di approfondire la distribuzione italiana ;-)

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    1. è proprio questo che ho sempre odiato della distribuzione (ma anche della produzione) italiana: dover etichettare un film in maniera semplicistica; alla proiezione di "gola profonda" son andati politici e anche attoroni, non era un film da maniaci in cinema di provincia che si coprivano con un giornale (ok che per quel film si è creato un caso mediatico...però)

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  2. Sada Abe è diventata un'icona in Giappone. Oltre al film di Oshima, sono usciti diversi altri film a lei ispirati, magari con connotazioni più porno che erotiche. Ha ispirato anche alcune pagine dei "Quaderni giapponesi" del fumettista italiano Igort, a sua volta affascinato dalla vicenda.

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    1. si, documentandomi un pò sulla storia ho trovato che la storia è stata d'ispirazione per tanti (e vorrei vedere...quando si dice la realtà che supera la fantasia)

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  3. Oshima mi è sempre piaciuto, questo è sicuramente il suo film più famoso, insieme a “Furyo”, anche se il mio preferito resta il satirico “Max mon amour”. Ho sempre trovato molto bello “L’impero dei sensi” non è solo un film con tanta “Parola con tre S”, ma è un titolo che utilizza il sesso per parlare di rapporti di potere tra i personaggi, anche secondo me calza a pennello per “The Pleasure of Pain”, complimenti a Pietro per l’ottimo post ;-) Cheers

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    1. purtroppo è il primo che vedo suo, ma spero di recuperare presto tutta la filmografia


      la "parola con tre S" non sto capendo quale sia: sgnaccherass? sfisgas? scoparaggiamentass? sensualitàs?

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    2. Sassuolo, probabilmente :-P Cheers

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    3. Hauahauahauahauajausjsisjisjsus Sassuolo a te...cheers

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  4. Favoloso. Devo avere ancora la videocassetta, che presi allegata all'espresso, a casa di mia madre, nascosta chissà dove. Sono passati anni luce.

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    1. Bei tempi le VHS, soprattutto quelle collezioni fatte coi giornali che poi nessuno prendeva, ma tutte le mamme si premuravano di spolverare sempre...

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    2. Io me ne ero fatta una scorpacciata. Ti ricordi anche la serie AmericanA dell'Unità, bellissima.

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    3. io devo sistemare il vecchio registratore e recuperare un casino di robba che ho ancora a casa ^_^

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  5. Io che avevo più o meno l'età giusta, lo vidi anche nella prima versione, tagliata, uscita nelle sale. Poi, molti anni dopo lo recuperai in una serie di dvd de "L'Espresso" che ripubblicava in versione integrale alcuni film erotici che soffrirono di tagli alla loro uscita nelle sale. Film senza dubbio adatto come pochi a inaugurare la sezione cinema di The Pleasure of Pain. Ma adesso sono particolarmente curioso del seguito ;-)

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    1. io ho poco amato i dvd, mai avute collezioni o raccolte...

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  6. Fu uno dei maggiori scandali tra i film degli anni '70s.
    Ero bambino all'epoca ma ricordo benissimo tutte le chiacchiere degli adulti a proposito della pellicola.

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  7. Ok, ho recuperato anche questo articolo e penso che vedrò questo film, più che altro perché mi incuriosisce sempre ‘il modo orientale’ di raccontare le cose, anche e soprattutto le più cruente.
    Complimenti a Pietro e grazie per l’articolo!

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    1. grazie a te per i complimenti... e sì, il mondo orientale è un gigantesco e spaventosamente grande mondo di roba da vedere

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