martedì 11 luglio 2017

Non si deve profanare...

Molte cose non si dovrebbero profanare. Una di queste, molto semplicemente, è quella vecchia regola non scritta che fin dal giorno della sua nascita questo blog si è auto-dettato: la regola di non recensire cagate.
Vi state forse chiedendo come sia possibile mantenere fede a quella vecchia promessa e allo stesso tempo uscire con un'immagine come quella che ho postato qui a sinistra? La risposta è molto semplice: non tutte le cagate sono uguali, ci sono quelle attraverso le quali è possibile raccontare una storia e quelle fini a se stesse e che è meglio lasciar perdere.
Non c'è contraddizione, quindi, nel presentare oggi la recensione di un vecchio film che, solo apparentemente, appartiene alla seconda categoria. D'altra parte non sarebbe nemmeno la prima volta... nel senso che non sarebbe la prima volta che il sottoscritto riesce portare a casa una partita che pare persa in partenza.
Questo è uno di quei titoli, per inciso, che avrebbe potuto fare la sua porca figura su quel vecchio e defunto blog su cui scribacchiavo un tempo (ecco, quello sì che era un blog dove si alternavano cag.. ehm... recensioni di tutti i tipi), ma sono certo che alla fine non finirà per sfigurare nemmeno qui.
Un film di zombi? Esatto, proprio un film di zombi. E per di più una produzione italo-spagnola degli anni Settanta. Le premesse non sono delle più facili, ma posso iniziare a dire che "Non si deve profanare il sonno dei morti" (1974) ha ben più di un motivo per elevarsi oltre la media rasoterra che contraddistingue i suoi simili.
Il primo motivo è piuttosto personale: questo è uno di quei film che vidi da ragazzino al cinema e che, al pari dei vari Phantasm, Patrick, Holocaust 2000 e chi più ne ha più ne metta, ha sempre conservato un piccolo spazio nel mio cuore e che ho sempre sperato di poter rivedere.
Ho già più volte parlato di quel piccolo cinema di fronte a casa mia dove appena potevo mi fiondavo, in barba alla "regola aurea" secondo la quale il genere horror era da evitare, per cui non tornerò sull'argomento (credo anzi di averne parlato proprio in occasione delle recensioni di quei tre film citati poco fa). 
Il secondo motivo è anch'esso decisamente personale: al pari di Circuito Chiuso di Montaldo, questo è un film della cui reale esistenza ho dubitato per anni, quasi come se fosse un mio falso ricordo. Nella mia mente avevo solo vaghe reminescenze, non tanto della trama in sé (tutt'altro che originale), quanto della causa scatenante dell'apocalisse zombi: una macchina agricola sperimentale ad ultrasuoni utilizzata come antiparassitario. Un'idea interessante, se non altro sotto il profilo ecologista, che ovviamente mostrò rapidamente il rovescio della medaglia: i cervelli più semplici, vale a dire quelli dei neonati nelle culle e quelli dei defunti nelle bare (purché ancora freschi di camera ardente), venivano cortocircuitati dagli ultrasuoni, con il risultato che possiamo immaginare.
L'altro particolare di cui avevo assoluta certezza era il titolo: "Zombi 3"...

Peccato che il classico "Zombi 3" (1988) di Lucio Fulci non rispecchiasse affatto i miei ricordi (oltre al fatto che le date non coincidevano). L'omonimo fulciano, che mi misi un giorno a vedere pieno di speranze, si rivelò infatti una delle più atroci visioni a cui abbia mai assistito: sceneggiato male, girato peggio... insomma, una porcheria che non poteva assolutamente confondersi con ciò che mi frullava nella testa. 
L'altro indizio era il sottotitolo: "Da dove vieni?". Ricordavo perfettamente quel "Da dove vieni?" che sui cartelloni appariva in piccolo appena sopra "Zombi 3" (così che il titolo completo avrebbe potuto benissimo essere "Da dove vieni, zombi 3?"... un titolo improbabile ma plausibile).
La risposta arrivò per caso molto tempo dopo, quando vagando sul web incappai nell'immagine di uno zombi barbuto, con la testa fasciata e il petto indignitosamente villoso. Era lui! Era proprio uno di quegli zombi che avevano impresso la mia memoria come una lastra fotografica. 
La soluzione dell'enigma del titolo fu incredibile: quel film venne distribuito in Italia tre volte con tre titoli diversi. L'originale "Non si deve profanare il sonno dei morti" è del 1974, dopodiché lo stesso film venne riproposto la prima volta nel 1976 con il titolo "Da dove vieni?" e, siccome non bastava ancora, riesumato nuovamente nel 1981 con il titolo "Zombi 3". I motivi di queste operazioni sono abbastanza ovvi: nel primo caso si intendeva cavalcare l'onda di altre pellicole dai titoli coniugati nella forma interrogativa (tra tutti il "Chi sei?" di Ovidio Assonitis, 1974), nel secondo si voleva sfruttare il successo dello "Zombi" di George Romero (1978), pur tenendo conto dell'esistenza di un precedente "Zombi 2" fulciano (1979).
Non credo sia opportuno commentare questa usanza tipicamente anni Settanta di insultare gli spettatori paganti con riciclaggi indiscriminati di materiale già visto. In fondo, all'estero non andava poi tanto meglio: nei paesi in lingua anglosassone "Let Sleeping Corpses Lie" (traduzione non fedelissima, ma accettabile) si tramutò improvvisamente prima in "The Living Dead at the Manchester Morgue", poi in "Don't Open the Window"... per un totale, secondo la wikipedia inglese, di 16 diversi titoli internazionali.

Detto questo, sono riuscito a rivedere, oltre trent'anni più tardi, il film che avevo in mente e posso finalmente confermare che sono ben più che semplici motivi affettivi quelli per cui a mio parere "Non si deve profanare il sonno dei morti" (1974) riesce ad elevarsi ben oltre la media.
Innanzitutto, ci sono quelle malsane atmosfere rurali che in parte ricordano quelle della "Bassa Padana" raccontate nei suoi film da Pupi Avati. Siamo ovviamente molto lontani dai "terreni kappa" romagnoli, visto che la produzione girò gli esterni nelle campagne inglesi appena fuori Manchester, ma non per questo il quadro complessivo è scevro di quelle stesse atmosfere "malate".
Il regista spagnolo Jorge Grau, già salito agli onori delle cronache con il precedente "Ceremonia sangrienta" (1973), interpretato da Lucia Bosè e incentrato sulla vita della contessa ungherese Erzsébet Báthory, dovette però venire a Cinecittà per trovare i finanziamenti per la realizzazione del suo horror zombesco. Evidentemente, nonostante i propositi riformisti ventilati dal Ministro dell'Informazione Pio Cabanillas Gallas, che era allora a capo della censura cinematografica del governo Navarro, il peso opprimente della dittatura franchista in Spagna era ancora piuttosto rilevante. 
Una sensazione, questa, più volte percepibile tra i fotogrammi del film, specialmente in quella scena iniziale, apparentemente fuori contesto, nella quale una tizia completamente nuda attraversa di corsa una strada di Manchester. 

Piccola digressione: quella scena, che per ovvi motivi era rimasta bene impressa nella memoria di quel ragazzino che ero, mi consente oggi di realizzare che non è stato solo il titolo del film a cambiare negli anni, ma anche il doppiaggio. Nella versione originale, quella che si trova su YoutTube, la tizia attraversa la strada in silenzio, mentre nella versione del 1981, lo ricordo benissimo, lo fece al grido di "Viva la liberta!". Fine digressione.
Ed è proprio in quelle sequenze iniziali, in cui il nostro Ray Lovelock attraversa in moto il centro della città di Manchester, che si può ricercare il significato sommerso del film: un messaggio ecologista che oggi pare abbastanza ovvio, ma che nel 1974 passava forse ancora un po' inosservato. Pochi fotogrammi buttati qua e là a spezzare la corsa in moto del protagonista: strade intasate di traffico, scarichi industriali, centrali nucleari, rifiuti abbandonati a bordo strada, carcasse di animali, fermate d'autobus sovraffollate di gente che cerca una soluzione chimica (leggi: farmaci) a problemi chimici. In tutto questo, quel "Viva la libertà" assume il significato di ribellione non solo verso la censura, ma anche nei confronti della civiltà opprimente. Un significato che verrà perpetuato, lungo tutta la durata del film, nelle lunghe schermaglie tra il protagonista (Ray Lovelock) e un ispettore di polizia ottuso e reazionario (Arthur Kennedy).
Lo zombi in questo scenario è perfettamente a proprio agio. Ne è sia il risultato che l'elemento catalizzante. E non si tratta del solito concetto pavloviano dello zombi di cui ci aveva parlato George Romero e al quale si sono ispirati decine di registi, Lo zombi di Jorge Grau è il prodotto della civiltà e della sua presunzione di poter adattare la natura alle proprie esigenze. È il prodotto della cattiva tecnologia che sfugge al controllo, che cattura il genere umano e lo illude sull'irreale esistenza di un paradiso artificiale. La tecnologia che genera  abomini: non è un tema dannatamente attuale?
Non manca naturalmente un bel finale gore, che concede ampio spazio alla macelleria. In fondo siamo in un film di zombi, no?

Il presente articolo da il via alla quarta edizione della rassegna estiva "Notte Horror", ideata e realizzata da una combriccola di blogger che, in questo modo, intendono omaggiare l'omonimo programma che, tra gli anni Ottanta e i primi Novanta, ha incollato ai teleschermi un'intera generazione. Due post ogni martedì, uno programmato alle ore 21:00, l'altro alle 23:00. Tre semplici regole: 1) tassativamente horror; 2) preferibilmente tamarrata; 3) possibilmente anni 70-80-90.
Abbiamo iniziato proprio qui su Obsidian Mirror e proseguiremo subito su Solaris, dove il buon Kris Kelvin ci porterà alla scoperta di Possession, un grande classico di Andrzej Żuławski che tutti dovrebbero vedere.
Il programma ufficiale lo trovate nella colonna qui a destra, in cima (e rimarrà lì fino a settembre). I link ai vari post saranno palesati di volta in volta, se avrete la pazienza di seguire la rassegna dall'inizio alla fine. Non mancate, mi raccomando!

39 commenti:

  1. Il motivo per cui, pur non amando l'horror, amo invece tantissimo la nostra "notte horror" è proprio la possibilità di scoprire autentiche "chicche" come questa... un mondo per me davvero inesplorato. Complimenti per la recensione, si vede che "ne sai" :) grazie mille!

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    1. Questo è un caso particolare sul quale ho "indagato" per moltissimo tempo, sbattendoci la testa fino a farmi male. Credo sia normale apparire come "uno che ne sa", dopo tanto lavoro. Ci vediamo più tardi da te per "Possession"... Buona Notte Horror!

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  2. Se ci aggiungi "E tu vivrai nel terrore... l'aldilà" i titoli sembrano sequenziali, come nell'ultimo capitolo di Se una notte d'inverno un viaggiatore. :)

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    1. Ah beh, giochetti con i titoli dei film horror se ne possono fare parecchi... Ancora di più con i titoli western o con i poliziotteschi...

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  3. Ecco... il triplice titolo in effetti qualche confusione deve averla creata XD
    Non sono esperta di zombie, nemmeno dell'horror - ormai lo sai - eppure con sincerità ti dico che potrei vedere questo filmozzo - che tu definisci ca...polavoro ;) - proprio per l'analisi che ne hai fatto.
    E poi, a me gore/splatter non dispiacciono ogni tanto!

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    1. A me piace andare oltre l'aspetto truculento di certe visioni. A volte è difficile, non lo nego, ma certi vecchi film ancora lo permettono.

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  4. Non sono appassionata di horror, ma potrei vedere questo capolavoro! Bel post, Tom, come sempre!

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    1. Se dovessi consigliarti un film probabilmente non inizierei da questo ma, come detto, alcune cose intelligenti certi horror riescono anche ad esprimerle...

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  5. "Vi state forse chiedendo come sia possibile mantenere fede a quella vecchia promessa e allo stesso tempo uscire con un'immagine come quella che ho postato qui a sinistra?": sbolognando i titoli più improponibili a me, che domande!! XD

    Scherzi a parte, questo lo avevo visto da sola e ne conservo ben pochi ricordi, sono sincera, ma posso capire che se l'avessi visto da giovanissima ne sarei rimasta "rapita" (nel bene o nel male). Però l'idea iniziale di far partire tutto dagli ultrasuoni mi era rimasta in testa!

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    1. Allora è arrivato il momento di riguardarselo con il Bolluomo al fianco. Magari potresti ricrederti! Anzi, sai cosa c'è? Ho giusto in serbo una nuova entusiasmante richiesta per la tua rubrica "on-demand"... ti scrivo in pvt.

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    2. Il Bolluomo se gli faccio vedere un film simile mi sputa E mi molla. Attendo con terrore misto ad interesse la richiesta XD

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    3. Ma se ti ha tenuto anche dopo "Riti, magie nere e blablabla"!!! Dammi retta, non te lo schiodi più neanche volendo!

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  6. Io invece questi film quando ero piccolo non li vedevo perché bastava già la locandina a farmi paura. Proprio davanti al negozio di mio padre c'era un teatro adattato a cinema, spesso esponeva locandine assai truculente, me ne è rimasta impressa una di una testa sanguinante con sopra una mano che regge un trapano elettrico...

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    1. Mah.. la scena di un trapano c'era in "Zombi 2" di Fulci, ma non so se è proprio lui quello che hai in mente.
      A me comunque le macellerie hanno sempre attirato parecchio... non so se si era capito.

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    2. Arrivo tardi, che non mi era arrivata la notifica. Non saprei aiutare, ricordo che il trapano andava di moda negli anni Ottanta ma è difficile risalire a quella locandina.
      "The Driller Killer" (1979) di Abel Ferrara - quando era ancora un regista - ha una locandina che corrisponde in tutto alla descrizione, ma non so se sia uscito in Italia, o se è uscito all'epoca, visto che Ferrara è esploso da noi nei primissimi anni Novanta.

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    3. Driller Killer è un'ipotesi valida... Grazie!

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    4. Tornato a casa ho potuto consultare un po' di archivi e la distribuzione di "Driller Killer" risale alla seconda metà degli anni Novanta, quando l'enorme eco del regista in Italia portò molti cineforum e piccole sale a ripescare i suoi prodotti fino ad allora ignorati: temo che la distribuzione del film sia stata troppo "di nicchia" perché la sua locandina sia stata vista da Ariano. A meno che ovviamente non sia uscito di nascosto in Italia precedentemente con chissà che titolo strano, ma negli anni non è stato mai "scoperto". (All'epoca ero un devoto fedele di Abel e cercavo di stanare tutto ciò che esisteva di suo, e per fortuna era un regista molto amato dai nostri distributori: CIAK portò in edicola "Paura a Manthattan", uno dei suoi primi lavori con diversi bravi attori acerbi: Driller Killer era così citato che se qualcuno l'avesse avuto disponibile l'avrebbe sicuramente tirato fuori...)

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    5. Un altro celebre trapano in locandina è quello di "Hostel" di Eli Roth... ma lì siamo già ben oltre il 2000. Temo che la verità di Ariano non la scopriremo mai...

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  7. Questo film mi scatena ricordi teneri, di quando ai primi del Duemila decisi di laurearmi "zombologo" e mi misi giù duro a vedere ogni titolo su cui riuscissi a mettere le mani, finché ho dovuto smettere per motivi di salute: erano bojate talmente potenti che cominciavo a trasformarmi io in zombie :-D
    Questo lo vidi quando per un breve periodo riuscii a collegarmi a Stream, il canale satellitare Mediaset (credo che trasmisero questo film su DuelTV, mentre ora lo si può beccare su IRIS). Tra le zombate è sicuramente da vedere per i motivi che citi, nel senso che è meno stupido di quello che può sembrare, al contrario di film più blasonati ma molto più insopportabili.

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    1. Capiti a proposito! Forse tu fa buon "zombologo zinefilo" potresti aiutare Ariano qui sopra ad esorcizzare le sue paure: quale potrebbe essere il film con il trapano nella locandina a cui il nostro amico si riferisce?

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  8. Certo che sei davvero un esperto, recensione accurata e dettagliata, il film non ricordo di averlo visto, comunque i film "zombeschi" sono un must ;)

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    1. Il problema è che raramente hanno girato zombeschi che non siano fotocopiati da un precedente. Questo qui è una rara eccezione...

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  9. Che bel titolo sei andato a ripescare, mi piace anche che tu abbia sottolineato le atmosfere del film, che sono quello che mi ha colpito ai tempi della prima visione, necessita un ripasso dopo questo tuo post. Cheers!

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    1. Ottimo! Allora attendo di leggere un resoconto del ripasso sul tuo blog...

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  10. L'ho visto in un periodo in cui divoravo di tutto ed anche molto superficialmente.
    Avrebbe meritato ben altro approfondimento cerebrale.
    Articolo come sempre spettacolare. :-)

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    1. Diciamo che questi film sono prima di tutto intrattenimento. Gli approfondimenti celebrali a volte si possono anche mettere da parte :)

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  11. Mi ricordo di averlo visto tempo fa e sinceramente non ne ho un buon ricordo, semplicemente perchè non penso di averlo visto con gli occhi giusti. Atmosfere di gran livello, davvero inquietanti, ma per il resto andava spesso e volentieri verso il ridicolo! Gran titolo di apertura per la nostra rassegna comunque!!!

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    1. Un po' tutti i film di quegli anni tendevano a sfociare nel ridicolo. Probabilmente è più una sensazione nostra, che li guardiamo trent'anni dopo con occhi più scaltri.

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  12. Sono un appassionato di horror, ma non molto di macelleria zombica. Comunque in me sta accadendo l'inevitabile: il cortocircuito prodotto dalla visione di qualche migliaio di film di genere. Non riesco più a separare i film che ho visto da quelli che non ho visto. Giusto ieri mi interrogavo su "Ceremonia Sangrienta", che sono certo di aver visto... voglio dire, Lucia Bosé e Ewa Aulin insieme non si scordano facilmente e io ricordo di averle viste insieme. Solo che nel mio archivio excel, che dovrebbe comprendere tutti i film di genere che ho visto, non compare.
    Lo stesso questo "Non si deve profanare...". Ricordo la scena della donna nuda che corre in strada, ma di nuovo vado a controllare l'archivio excel e il film non c'è. Il mio sospetto su questo film è che io abbia in realtà smesso di guardarlo prima della fine.
    Mi consolo con il pensiero di "Holocaust 2000", che anche nel mio caso ha occupato un pezzettino di cuore, fin dalla prima visione negli anni '70.

    P.S. "Possession" me lo trattano bene, vero? Voglio essere certo prima di andare a leggere.

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    1. Questi cortocircuiti capitano spesso anche a me, anche in forma: ormai mi dimentico di film visti non più di qualche mese prima (e finisce che decido bovinamente di rivedermeli mentre la Simona accanto a me mi guarda perplessa).
      Tranquillo, Żuławski te lo trattano bene ^_^

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  13. DI tutti gli horror che ho visto, l'unica categoria che ho sempre snobbato è quella degli zombie. Non lo so, li ho sempre trovati ridicoli e poco paurosi. Mi sono imbattuta in film del genere un paio di volte, anche se non saprei dirti in quali esattamente, ma non so, mi hanno sempre fatto una cordiale antipatia. :)

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    1. No, io non li trovo affatto ridicoli... beh a volte sì, lo ammetto. Diciamo che tra tutte le creature fantastiche del cinema gli zombi sono quelli più realistici. In fondo basta guardarsi un poco in giro...

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  14. Tanto amore mancuniano love love! Scusa il ritardo, ma avevo giusto lasciato Manchester per tornare a casa per una decina di giorni. La foto che hai postato mi sembra che sia la cattedrale di Manchester che è situata nel City Centre, alla fine di Salford. Beh, ora che vivo lì, direi che devo recuperare questo film! Che poi, c'è cagata e cagata e quando si rasenta il sublime, in questo caso si tratta di un fior fiore di film!

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    1. Ammetto che mentre scrivevo ti pensavo, chiedendomi se tu questo film lo avessi visto. Cagata o non cagata, sono sicuro che per te sarà bello ammirare gli scorci della tua città così com'erano quarant'anni fa.

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    2. Grazie per il pensiero! Io adoro le tamarrate, se poi sono sublimi ancora meglio! Tanta curiosità sia del film, che della scoperta della mia nuova città natale 40 anni fa! :)

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    3. Aspetto allora di conoscere il tuo responso post-visione...

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  15. Ecco, io 'sto film ce l'ho pure in dvd da due anni e ancora non l'ho guardato. Tanta vergogna per me...

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    1. Sei già però a buon punto. Il dvd prima o poi nel suo lettore ci finisce, volente o nolente...

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  16. Il confine fra cagatona e capolavoro è spesso sottile!
    Purtroppo tutti questi film di zombie d'annata mi mancano,a parte qualche Fulciata che un mio amico appassionato all'epoca mi avrà propinato di sicuro(17 anni prima che ci mettessimo assieme XD),ma di cui ho ricordi praticamente nulli XD

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