mercoledì 17 maggio 2017

Orizzonti del reale (Pt.14)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Non è possibile leggere senza pregiudizi il saggio di Allegro senza accettare la sua più importante premessa, ovvero che Geova/Yahweh fosse a tutti gli effetti un dio della fertilità: eppure questo mi sembra l’unico dato davvero incontestabile, benché difficile da accettare per il credente. Nella Bibbia non c'è traccia di evoluzione da un pantheon di dèi a un unico dio, anzi tecnicamente non si parla affatto di Dio, nel senso che il significato del termine ebraico tradotto con la parola Dio, Elohim, è ancora dibattuto (e fra l'altro, quella forma è plurale: al singolare è Eloah).
La concezione darwiniana in base alla quale con lo sviluppo di intelligenza e progresso l'uomo avrebbe sperimentato una sorta di “rivelazione” che lo avrebbe convertito al monoteismo non è un fatto assodato, ma una teoria. Lo stesso buon senso ci dice che non sempre ciò che viene dopo è migliore di ciò che lo ha preceduto. Siamo sempre stati portati a credere che la Bibbia mostri la contrapposizione fra un culto monoteistico e uno politeistico: quei racconti potrebbero invece, molto più semplicemente, riflettere la lotta religiosa dei conservatori contro una deriva o un possibile sviluppo esoterico della loro stessa religione, cosa che, del resto, in quell'area geografica sembra accadere ininterrottamente dalla notte dei tempi.

Nel periodo storico che secondo i Vangeli vide la nascita di Gesù gli ebrei erano assoggettati all'Impero Romano e al loro interno c'erano profonde differenze nel modo di rapportarsi all'autorità politica (e fiscale) romana e alla cultura di stampo ellenistico che questa rappresentava. Le sette ebraiche esistenti erano di certo numerose, ma molte di queste erano probabilmente sparuti gruppi di individui senza una vera organizzazione, il cui ricordo proprio per questo motivo svanì presto dalla memoria: ne conosciamo però bene almeno quattro: i più moderati, e i più benestanti, erano i Sadducei; i Farisei erano bene o male integrati nel tessuto sociale, ma erano meno accomodanti verso l'autorità e cercavano di riaffermare l'identità ebraica osservando alla lettera la legge mosaica, nella speranza che porre un freno alla decadenza morale del popolo ebraico ne avrebbe rovesciato anche le sorti; gli Esseni scelsero invece di ritirarsi dal mondo perché convinti che la sua corruzione li avrebbe trascinati con sé, e vivevano in totale ascetismo in vere e proprie “comuni” nel deserto; gli Zeloti (che Allegro identifica nella setta degli Assassini) erano i più estremisti, credevano che solo la forza li avrebbe liberati dal giogo romano e condussero disperate ribellioni represse nel sangue: dopo la seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme, la loro storia si concluse con un suicidio collettivo durante l'assedio di Masada del 73 d.C..

Per il motivo già accennato in precedenza sono gli Esseni a interessarci in modo particolare. Oggi si tende perlopiù a considerare Gesù come appartenente alla setta dei Nazirei, come Giovanni Battista. Tuttavia, quel Messia menzionato nei Rotoli del Mar Morto, riconducibile alla figura di Gesù ma vissuto un'ottantina di anni prima di lui, apparteneva proprio alla comunità essena.
Secondo quanto riportato da Giuseppe Flavio, gli Esseni credevano che il corpo fosse corruttibile, ma che l'anima invece fosse immortale e che fosse legata alla prigione del corpo da una sorta di “incantesimo naturale” dal quale un altro tipo di incantesimo poteva separarla. Questo avveniva tramite l'ascetismo, il digiuno e anche, presumibilmente, l'uso di droghe. Le sostanze psicoattive del fungo potevano dare l'illusione di uscire dalla propria pelle, sperimentando una sorta di morte con successiva rinascita. Una vittoria, anche se solo spirituale, sulla morte stessa, che getta nuova luce sull'atto di attraversare la “valle delle ombre della morte” menzionata nei Salmi (Salmi 23:4). Quel passo che recita più o meno “Io non temerei male alcuno, perché tu sei con me”, e che dovrebbe esprimere il desiderio che lo Spirito divino ci aiuti a superare l'angoscia della morte per mezzo della promessa di resurrezione, secondo Allegro, che ne contesta la traduzione dal semitico, esprime invece il desiderio del mistico di essere accompagnato dal dio nella sua esperienza di rinascita. Gli Esseni cioè non mangiavano il proprio dio per onorarne la memoria, ma per essere “crocifissi” e “unti” con lui, per morire e risorgere con lui e partecipare così virtualmente al processo creativo divino.
L'esperienza estatica allo stesso tempo consentiva loro di parlare con i defunti, ovvero esercitare quella che ritenevano la vera via per l'illuminazione: la necromanzia. La “prova” o “tentazione” dell'iniziato (esemplificata nei Vangeli dal periodo trascorso da Gesù nel deserto) era la preparazione al mistero, quei giorni in cui il suo spirito e il suo corpo dovevano essere fortificati prima di poterlo ricevere.

Con tutte le stranezze e i termini ambigui che li circondavano non stupisce che alcuni cronisti dell'epoca, come Svetonio, definissero gli Esseni come in preda a una “superstizione perversa”, né che coloro che erano estranei al loro culto li chiamassero “cannibali”. L'identificazione della Babilonia dell'Apocalisse con Roma e le immagini di fuoco e fiamme della visione di Giovanni possono aver portato alla convinzione, mai provata, che fossero stati i Cristiani a incendiare Roma, contribuendo alla loro persecuzione in seno all'impero.
L'antico culto della fertilità degli Israeliti con al centro il “pene celeste”, divenuto sommerso dopo le fallimentari ribellioni contro gli Assiri e i Babilonesi dell'Ottavo e Sesto secolo a.C., era riapparso solo fra il primo e il secondo secolo. Esso era destinato a cadere di nuovo nell'oblio, ma prima che ciò avvenisse coloro che ne conoscevano il mistero avevano già disseminato in lungo e in largo nei propri testi sacri riferimenti all'immaginario fungino e vari nomi segreti del fungo.
Al tempo degli Esseni, l'antico culto era ormai divenuto una religione misterica molto sofisticata, che (come appena visto) per sua natura poteva generare un certo estremismo, e il cui scopo era la salvezza individuale. In questa visione religiosa non c'era posto per discorsi universali sull'amore e sulla misericordia: ogni persona era tenuta a intraprendere la propria strada verso la comunione con il dio, ma questo cammino non era destinato a tutti e la sua purezza doveva essere preservata con la segretezza. È esattamente la stessa mentalità che ha generato l'esortazione evangelica a non gettare “le perle [dinanzi] ai porci” (Matteo, 7, 6).
Gli Gnostici furono, fra gli eredi naturali degli Esseni, quelli forse più vicini al loro spirito. Come gli Esseni, gli Gnostici erano asceti che mortificavano la carne e tenevano viva una tradizione accordatagli tramite rivelazione dal loro dio, che comprendeva i nomi e i simboli dei sette Demoni o Angeli che avrebbero potuto facilitare, oppure sbarrar loro, la strada per il Regno di Luce. Come gli Esseni, si ritenevano gli eredi legittimi dei primi Cristiani. Entro il secondo secolo scomparvero e lasciarono il posto ai Manichei, ma molte delle loro idee gli sopravvissero perlomeno fino al quarto-quinto secolo. 
In seno a una realtà così complessa, venne il momento in cui gli estremisti ultra-ortodossi, tacciati come “eretici” ed emarginati, si ritirarono nel deserto, dove, a poco a poco, dimenticarono. Dimenticarono chi erano, dimenticarono le loro origini, dimenticarono soprattutto chi era il loro vero dio. Cominciarono a credere in quelle storie che, inizialmente, erano state concepite soltanto per tramandare i propri misteri al riparo dagli occhi profani dei loro persecutori Giudei e Romani. Il nucleo del Cristianesimo odierno era nato e il dio-fungo, irrimediabilmente sconfitto, cadeva nell'oblio.
CONTINUA


8 commenti:

  1. Applausi spelladita: splendida ricostruzione-riassunto che mi ha fomentato assai. Perché ricordo dalla lettura di Robert Feather ("L'ultimo mistero di Qumran", titolaccio click-bait che nasconde un ottimo saggio) che analizzava le prove per poter ipotizzare un filo strettissimo che univa gli Esseni con quegli egiziani che adoravano un solo dio. (Se non ricordo male Feather dice che le prove dicono che non erano due popolazioni, erano gli egiziani esuli che poi vennero chiamati Esseni!) Insomma, potrebbe esserci un unico filo conduttore dietro le infinite frammentazioni, e quest'idea mi intriga tantissimo.
    Attendo con ansia il seguito ;-)

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    1. Grazie mille ^_^. Sì, ricordo che ho letto di Feather (e commentato) sul tuo blog un po' di tempo fa. Per me però è quasi ora di passare ad altro, perlomeno in ambito OdR: questa lunghissima parte dedicata ad Allegro sta ormai per concludersi. :-D

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  2. Si può in effetti dire che con il Cristianesimo abbia inizio quella progressiva letteralizzazione del sacro che ha portato in tempi moderni alle ipotesi genetiste dei Raeliani o di Zecharia Sitchin.
    Sono poi davvero curioso di sapere cosa ci tieni in serbo dopo Allegro... ma paziento ;-)

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    1. Cosa tengo in serbo? Onestamente, le cose di cui parlare sono molte ma non ho ancora deciso come proseguire, anche perché le riletture che avevo programmato per il prosieguo del progetto, per vari motivi, procedono a rilento. Mentre mi organizzo credo che vi proporrò un piccolo intermezzo ;-)

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  3. Molto interessante soprattutto per i riferimenti ai vari gruppi radicali dell'epoca.
    Non so se hai mai letto "L'ultima tentazione di Cristo" di Kazantzakis. Prescindendo dal suo contenuto ovviamente più narrativo e letterario che storico, c'è un intero capitolo dedicato a una comunità nel deserto che probabilmente fa riferimento proprio agli Esseni.

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    1. No, mai letto "L'ultima tentazione di Cristo", né ho visto il film… in questo momento mi sembra più probabile la seconda opzione, ma mai dire mai. In realtà il discorso sarebbe molto più complesso, ma sto cercando di diventare più sintetico (ve ne siete accorti? :-)) in modo da chiudere questa parte di OdR e passare finalmente ad altro…

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  4. Ecco io non conoscevo la differenza tra farisei, zeloti, sadducei ed esseni. Ma dicevi c'erano anche altri di questi gruppi/correnti?

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    1. Neanch’io le conoscevo, Marco. Sono cose che ho scoperto solo da adulto, cercando di districarmi fra tutti i nomi citati nelle scritture. Sono sicuro solo di una cosa, è cioè che ne so ancora troppo poco, è tutto così ingarbugliato ^_^
      A memoria mi vengono in mente i Nazirei (citati anche nel post), gli Hasidim, i Terapeuti e i Maccabei (che però erano più che altro una dinastia). Tutti questi gruppi si differenziavano non tanto (o non solo) per l’aspetto teologico, ma soprattutto in merito a come interpretare/applicare la legge mosaica e all’orientamento politico.

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