Il lungo viaggio attraverso il mondo di Lovecraft e della sua mitologia si è appena concluso. È stato questo l’ennesimo post monumentale che, come potrete immaginare, mi ha assorbito una quantità indicibile di tempo e di energia. Oltretutto “Il culto di Lovecraft” giungeva subito dopo due articoli come “Hankechi” e “La cura Mesmer”, la cui redazione non è stata per niente un gioco da ragazzi. È giunto quindi il momento di tirare un po’ il fiato e di dedicarsi a qualche post un po’ più “leggero”, come questo o come quelli che seguiranno a ruota nelle prossime settimane. Anche perché, correggetemi se sbaglio, ho la sensazione che se da un lato post come quelli sopra citati danno una grande soddisfazione a chi li scrive e contribuiscono a consolidare il legame con i followers storici, dall’altro lato potrebbero intimorire chi su questo blog finisce per caso o senza troppa convinzione, attirato da un link o da una condivisione che qualcuno mi ha regalato da qualche parte. Il post di oggi è banalmente una chiacchierata, una specie di riempitivo tra un post e l’altro al quale ho assegnato la mia solita etichetta “comunicazioni di servizio”, tipica di quei post dove non si parla pressoché di nulla.
martedì 21 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
Il culto di Lovecraft (Pt.3)
Etichette:
Aleister Crowley,
Howard Phillips Lovecraft,
Letteratura,
Mitologia,
Religione
Nel libretto "An introduction to the Esoteric Order of Dagon" (facilmente reperibile sul web) si legge: “Anche se gli iniziati dell'Ordine Esoterico di Dagon non credono necessariamente nell'esistenza delle divinità che sono descritte nei Miti di Cthulhu, trovano l'iconografia del lavoro di Lovecraft un paradigma utile per accedere alle più profonde, irrazionali aree del subconscio. L'origine onirica delle storie di Lovecraft è di importanza cruciale nell’indicare la via di accesso a parti della mente umana che sono identificate con orrori alieni e (letteralmente) senza nome nella sua narrativa."
lunedì 13 maggio 2013
Il culto di Lovecraft (Pt.2)
Etichette:
Golden Dawn,
Howard Phillips Lovecraft,
Letteratura,
Mitologia,
Religione
Nell’universo letterario di Lovecraft, antichi semi-dei alieni (la cosiddetta "prole stellare di Cthulhu") scesero dalla costellazione del Cigno e presero possesso della Terra quando la vita era ancora agli albori; furono cacciati oltre la Porta quando la prima razza umana se ne impadronì e, dopo essere rimasti assopiti per milioni di anni in altri mondi o dimensioni, in epoche fuori dal tempo, cominciano a risvegliarsi e a tentare di riprendere possesso del nostro universo. Sono creature che hanno qualche vaga somiglianza con quelle che popolano il mondo acquatico (molluschi, polipi, crostacei e così via), ma la loro biologia e fisionomia non hanno nulla di terrestre. La natura in sé è corrotta e in putrefazione, e la disperazione più nera permea tutto. Le religioni umane non sono altro che pietose bugie create per occultare la vera realtà e i nostri dei non possono competere con questi mostruosi dei alieni, la cui sola menzione può scatenare la follia.
Ma che cosa ha spinto molti a considerare quanto narrato da Lovecraft non il parto di una fervidissima immaginazione, ma addirittura profezie e rivelazioni che denotano una profonda conoscenza di fatti iniziatici ed esoterici noti solo ad una ristretta cerchia di adepti?
giovedì 9 maggio 2013
Il culto di Lovecraft (Pt.1)
Etichette:
Howard Phillips Lovecraft,
Letteratura,
Mitologia,
Religione
Finché quasi per caso non sono incappato in una notizia, una piccola curiosità per essere preciso, e non ho cercato di approfondirla, avevo solo un vago sentore che le creazioni di Howard Phillips Lovecraft nel tempo fossero diventate oggetto di un vero e proprio fenomeno di culto. Sapevo, naturalmente, che una fandome lovecraftiana esiste da decenni, ma non avevo idea della reale portata del fenomeno. Pensavo che si trattasse solo di appassionati lettori, e magari di aspiranti scrittori di genere, ma c'è ben altro.
HPL è stato fonte d’ispirazione per intere schiere di Autori e questa è cosa arcinota, così come è nota la passione che ha spinto critici e studiosi ad illustrarci il valore letterario dei suoi scritti (sebbene, spesso, più per i significati in essi rilevati che non per lo stile o la matrice narrativa dei racconti, talora definiti come abbastanza convenzionali).
Che, però, ci fossero anche persone appartenenti a veri e propri ordini magici che basano i propri riti sui cosiddetti "miti di Cthulhu" mi ha davvero stupito. Le chiamerei sette, in effetti, se non temessi di creare la falsa impressione che si tratti di organizzazioni religiose sulla falsariga di Scientology: non lo sono.
domenica 5 maggio 2013
Hankechi
Etichette:
Bushido,
Giappone,
Letteratura,
Manierismo,
Ryūnosuke Akutagawa
Leggere Akutagawa è come fare un tuffo nel Giappone che fu, come attraversare un portale e ritrovarsi all'improvviso in un mondo nel quale la tradizione giapponese è mostrata al suo apice, sebbene già minata da influssi esterni, in particolare da parte della civiltà occidentale.
Non a caso Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927), pur avendo cominciato la sua carriera di narratore con opere annoverabili nel Rekishi Mono, ovvero del racconto storico (ambientato nella realtà di qualche secolo prima, nei periodi Heian ed Edo ad esempio), le arricchiva sempre di una vena irreale, definita talvolta un po' a sproposito “fantastica”, e del suo peculiare sguardo critico e pessimistico sull'arroganza dell'umana natura, finché non cominciò ad ambientare i propri racconti in un passato sempre più recente, il che gli consentiva di reinterpretare i temi cari alla tradizione in chiave moderna e, per questo, venne considerato il fondatore di un particolare filone di questo tipo di narrativa.
A lui, morto suicida a soli 35 anni dopo una vita vissuta in preda ad un'acuta crisi spirituale, fu intitolato il più prestigioso premio letterario giapponese, il Premio Akutagawa appunto. Nel corso della sua breve vita Akutagawa scrisse oltre 150 opere, di cui solo una parte è reperibile in italiano.
I suoi sono personaggi inseriti in un contesto sociale estremamente codificato, che spesso li soffoca o al quale faticano ad adeguarsi completamente. Spesso, anche se non è chiaro se per reale volontà o per adattarsi ai gusti del pubblico, egli predilesse lo stile biografico, infatti molti dei suoi racconti sono espressi sotto forma di diario, oppure come soggettiva di uno dei protagonisti o di un testimone della vicenda narrata.
martedì 30 aprile 2013
La cura Mesmer (Pt.2)
Etichette:
Franz Anton Mesmer,
Ipnosi,
Psicanalisi
Magnetoterapia o mesmerismo è l’impiego terapeutico del “magnetismo animale”: si basa sul presupposto che ci siano "fluidi universali", o " magnetici", che abbracciano e penetrano ogni organismo vivente in un delicato equilibrio, dal movimento ritmico e perpetuo simile a quello del flusso e reflusso delle onde del mare. Quando questo equilibrio si altera l’organismo si ammala, e per farlo guarire il terapeuta deve utilizzare il magnetismo per concentrare e dirigere questo "fluido", il tutto con particolari movimenti delle mani detti "passi magnetici", toccando direttamente la persona o soffiandole sul viso.
Franz Anton Mesmer (1734-1815), laureatosi in Filosofia e Teologia a Ingolstadt e poi in Medicina a Vienna, fu famoso per aver sostenuto proprio l'attività terapeutica del magnetismo, che fu l’oggetto della sua tesi di dottorato, completato presso l'Università di Vienna nel 1766: influenzato dal lavoro di Isaac Newton e dalla sua teoria della gravità, egli teorizzò appunto che l’influenza dei pianeti agisse come una marea sul corpo umano attraverso una forza universale, che chiamò "magnetismo animale".
Ispirandosi probabilmente al gesuita francese Père Hell, al secolo Maximillian Hell, un gesuita professore di Astrologia che curava vari tipi di malattie ponendo, con un particolare rituale, delle calamite sulle parti malate delle persone, egli propose un modus operandi piuttosto originale che, indubbiamente, lo fece identificare più come uno sciamano o un santone piuttosto che come un medico con tutti i crismi.
Ispirandosi probabilmente al gesuita francese Père Hell, al secolo Maximillian Hell, un gesuita professore di Astrologia che curava vari tipi di malattie ponendo, con un particolare rituale, delle calamite sulle parti malate delle persone, egli propose un modus operandi piuttosto originale che, indubbiamente, lo fece identificare più come uno sciamano o un santone piuttosto che come un medico con tutti i crismi.
venerdì 26 aprile 2013
La cura Mesmer (Pt.1)
Etichette:
Cinema,
Franz Anton Mesmer,
Giappone,
Ipnosi,
Kiyoshi Kurosawa,
Psicanalisi
Innanzitutto, Kiyoshi Kurosawa non ha alcuna parentela con il ben più famoso Akira, ma nel 2012 si è fatto conoscere per aver curato la regia di “Shokuzai”, serie tv in cinque episodi dalle atmosfere in bilico tra horror, dramma, thriller e tanto altro ancora.
“Cure” è un thriller con elementi horror, ma non particolarmente cruento, certamente in grado di evocare sentimenti di angoscia, e forse paura, ma più per le idee che esprime che per come queste vengono mostrate sullo schermo. Più che una crime story è un viaggio nella psiche umana e un affresco dell’umano senso della morale: di come la percezione del bene e del male, del giusto e dello sbagliato si poggino su labili fondamenta e possano quindi cambiare a seconda del punto di vista, e del potere che segretamente tutti desiderano esercitare sugli altri. E inoltre di quello che noi chiamiamo ipnosi/mesmerismo, e che in Giappone veniva definito "soul conjuring" prima di essere soppresso dal governo nell’epoca Meiji, sopravvivendo solo nel corso di cerimonie segrete ad opera di medium/sciamane dette miko e arukimiko.
Basato su un romanzo e una sceneggiatura dello stesso regista, “Cure” verte su un'anomala ondata di macabri omicidi che sconvolge Tokyo, i quali hanno in comune il fatto che sul corpo delle vittime, e precisamente sul collo, viene costantemente rinvenuta una X incisa nella carne: la firma dell’assassino, o piuttosto del mandante?
Basato su un romanzo e una sceneggiatura dello stesso regista, “Cure” verte su un'anomala ondata di macabri omicidi che sconvolge Tokyo, i quali hanno in comune il fatto che sul corpo delle vittime, e precisamente sul collo, viene costantemente rinvenuta una X incisa nella carne: la firma dell’assassino, o piuttosto del mandante?
Iscriviti a:
Post (Atom)



