lunedì 20 febbraio 2017

Outbox (Pt.2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Ti hanno già spiegato cosa fare? – mi chiese. – Speravo me lo dicessi tu. – risposi prontamente. Rimase un attimo in silenzio come per soppesare la mia risposta, poi mi prese sottobraccio e mi guidò pochi passi più in là. Vedi? – mi disse indicando un grosso carrello con le ruote entro il quale erano ammucchiati centinaia di buste e pacchi postali. – Questa è la corrispondenza che bisogna evadere. Non c’è molto che devi sapere. Semplicemente guarda cosa fanno gli altri ragazzi e fai lo stesso. Tutto qui.
Il tizio che rispondeva al nome di Charon si dileguò immediatamente. Ad ogni modo ciò, che mi aveva detto per il momento mi bastava. Pareva facile. Si avvicinò un tizio, prese una busta dal carrello e si allontanò. Feci lo stesso. Afferrai una busta, la soppesai e gettai l’occhio all’indirizzo del mittente e a quello del destinatario. Nulla di interessante, ovviamente. Che mi aspettavo? Sollevai gli occhi che il tizio aveva già svoltato per uno dei corridoi a sinistra. Merda! – pensai, e senza esitare ulteriormente mi gettai al suo inseguimento. Il tizio era velocissimo. Facevo davvero fatica a stargli dietro in quel labirinto di scaffali. A terra, posizionati alla base di quegli altissimi mostri metallici, giacevano abbandonati migliaia di contenitori zeppi fino all’orlo di buste, lettere, cartoline, pacchi postali. Molto del loro contenuto era traboccato per terra, alla mercé di chiunque. Il bianco originale delle buste sparse a terra era già stato più volte violato da impronte di scarpe. Non era quello il momento di preoccuparmene, però.

sabato 18 febbraio 2017

Outbox (Pt.1)

Non avevo mai ben capito cosa volesse significare il termine “kafkiano” che spesso sentivo usare dai miei conoscenti riferendosi a situazioni bizzarre. Una vaga idea più o meno l’avevo, avendo letto alcune opere dell’autore in questione, ma sull’utilizzo dell’aggettivo mantenevo ancora qualche riserva.
Oggi credo di averne un’idea un po’ più chiara a causa della storia che andrò tra poco a raccontarvi. Consideratela come volete: una storia vera, un sogno ad occhi aperti o magari proprio un sogno, ma di quelli che si fanno a occhi chiusi. Vera o falsa, che importa? In fondo è solo una storia.
Tutto iniziò una mattina di novembre. Avevo finalmente deciso di mollare il lavoro, quello che da anni ormai mi imprigionava a una scrivania e mi costringeva a fissare per ore il monitor di un computer. Non faceva più per me quella vita. Avevo voglia di cominciare daccapo, di assaporare nuovamente quelle emozioni che solo una novità è in grado di offrire. Avrei rinunciato a molte cose, ne ero consapevole, ma nulla alla fine poté trattenermi dal prendere la mia drastica decisione. Fui fortunato a trovare quasi immediatamente una nuova occupazione. Non sapevo nulla del nuovo lavoro. Nessuno mi aveva detto cosa avrei dovuto fare, né tantomeno lo avevo chiesto al mio interlocutore nel corso del colloquio telefonico. Avrei dovuto cominciare il lunedì mattina successivo, per cui avevo ancora un weekend di assoluta libertà in cui crogiolarmi. Decisi comunque di fare un sopralluogo all’indirizzo che mi era stato dato.

domenica 12 febbraio 2017

Tempi terribili

"La prima cosa che ho pubblicato è Tempi Terribili, un romanzo che è un mix di thriller, noir, fantascienza e sperimentalismi Avant-Pop. È uscito per i tipi di Libro Aperto International Publishing ma è ora fuori catalogo. Sto cercando di pubblicarlo di nuovo e l’ho proposto a Teomedia. È il primo volume di una trilogia, già scritta, che ho definito ‘La Trilogia dell’Occulto’. Tratta dei legami tra creatività letteraria e atto magico. L’esoterismo è uno dei miei svariati interessi e si riflette in ciò che scrivo." 
Con queste parole lo scrittore salentino Sergio Duma presentò ai lettori di Obsidian Mirror, nel corso di un'intervista pubblicata proprio qui nel marzo dello scorso anno, la sua opera prima. In quell'occasione si parlava in verità di tutt'altro, nello specifico del suo lavoro a quei tempi più recente (I libri degli incubi, ndr), ma sapete meglio di me come vanno queste cose: spesso quando ci si trova nel salotto dello zio Obsy si comincia a parlare a ruota libera, uscendo e rientrando continuamente dal/nel seminato. E così accadde anche allora.
Ovviamente, per un breve attimo mi chiesi cosa diavolo fosse "un mix di thriller, noir, fantascienza e sperimentalismi Avant-Pop", ma lì per lì decisi di soprassedere, con il celato intento di rimuginarci sopra da solo, magari la sera prima di addormentarmi. Le mie riflessioni notturne sfociarono tuttavia in un nulla di fatto finché, come accade sovente, non iniziai a concentrarmi su nuovi stimoli. Tutto questo fino a pochi giorni fa perché, come avrete ormai già intuito, i tempi terribili sono arrivati.
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