martedì 23 maggio 2017

Oggetti, umane finzioni

René Magritte, I valori personali, 1952, olio su tela
Quello di oggi è il terzo post che scrivo per aderire al progetto dei "vasi comunicanti" della collega blogger Cristina de "Il Manoscritto del Cavaliere". Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di scegliere un elemento che, a insindacabile giudizio dell’ideatrice dell’iniziativa, possa fungere da filo conduttore tra opere d’arte diverse fra loro, in questo caso un libro (prosa o poesia) e una rappresentazione grafica (un dipinto, ma non necessariamente). In precedenza quell’elemento è stato un paesaggio artificiale e prima ancora un paesaggio naturale, nel qual caso la sfida è consistita nel trovare un libro in cui un paesaggio del tipo indicato fosse centrale o in qualche modo importante per delinearne la trama, e poi un dipinto che lo rappresentasse al meglio, ma vi invito a scoprire quelli precedenti direttamente sul blog di Cristina.

mercoledì 17 maggio 2017

Orizzonti del reale (Pt.14)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Non è possibile leggere senza pregiudizi il saggio di Allegro senza accettare la sua più importante premessa, ovvero che Geova/Yahweh fosse a tutti gli effetti un dio della fertilità: eppure questo mi sembra l’unico dato davvero incontestabile, benché difficile da accettare per il credente. Nella Bibbia non c'è traccia di evoluzione da un pantheon di dèi a un unico dio, anzi tecnicamente non si parla affatto di Dio, nel senso che il significato del termine ebraico tradotto con la parola Dio, Elohim, è ancora dibattuto (e fra l'altro, quella forma è plurale: al singolare è Eloah).
La concezione darwiniana in base alla quale con lo sviluppo di intelligenza e progresso l'uomo avrebbe sperimentato una sorta di “rivelazione” che lo avrebbe convertito al monoteismo non è un fatto assodato, ma una teoria. Lo stesso buon senso ci dice che non sempre ciò che viene dopo è migliore di ciò che lo ha preceduto. Siamo sempre stati portati a credere che la Bibbia mostri la contrapposizione fra un culto monoteistico e uno politeistico: quei racconti potrebbero invece, molto più semplicemente, riflettere la lotta religiosa dei conservatori contro una deriva o un possibile sviluppo esoterico della loro stessa religione, cosa che, del resto, in quell'area geografica sembra accadere ininterrottamente dalla notte dei tempi.

giovedì 11 maggio 2017

Da zero a infinito

Tutto iniziò [...] nella biblioteca del professor Kohen, il cuore pulsante della sua casa. La biblioteca era una stanza austera, poco luminosa, foderata da alte scaffalature in noce. [...] Edizioni rare, curiosità del mondo letterario, riviste esaurite in pochi numeri e ignote anche ai lettori più attenti. [...] Tra essi, il pezzo forte erano i libri della collana «Uroboros», la serie di pubblicazioni più interessanti che il professore possedesse nella loro completezza. Si trattava di una sessantina scarsa di titoli, mai più ristampati, usciti a Parigi per i tipi delle scomparse edizioni «Keter» a cavallo tra il 1946 e il 1965. [...] Le pagine di «Uroboros», rappresentavano un laboratorio di idee nel quale la saggistica e la narrativa più eccentrica trovavano un’adeguata cornice. Molto tempo e molto denaro erano occorsi per ricostruire pezzo dopo pezzo, questo arabesco della cultura del Novecento. Lui c’era riuscito e ne andava fiero. Fu una sorpresa tutt’altro che gradita quindi ricevere la notizia portata da Myriam insieme alla dannazione che implicitamente questa accompagnava. Esisteva un numero «0» che aveva preceduto verso la fine del 1945 la serie regolare conosciuta.
Da zero a infinito. Zero come il tempo che mi è bastato per capire che questo testo, recensito in ogni dove sul finire dello scorso anno, faceva al caso mio. Infinito come il tempo che ho impiegato, tra un impegno e l'altro, a intraprendere questa avventura in quindici tappe che Fabio Lastrucci ha pianificato per me e per tutti i suoi lettori.
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